Laos

“Il Laos non è un posto, ma uno stato d’animo, uno dei luoghi più romantici e quieti dell’Asia, uno degli ultimi rifugi del vecchio fascino d’Oriente. In grado di emanare, una positività ed una felicità spirituale senza limiti.”
Tiziano Terzani

E’ difficile parlare di questo viaggio. Ogni volta che ci penso, mi si stringe lo stomaco perché riaffiorano le forti emozioni che ho provato grazie ai paesaggi mozzafiato, alla gentilezza delle persone che ho incontrato durante il percorso e alla serenità trasmessa da questi luoghi spettacolari.

Il Laos è uno dei paesi economicamente più poveri e meno sviluppati del pianeta. Non ha sbocchi sul mare ed è costituito prevalentemente da montagne. Cosa ti può far venire voglia di visitare questo Paese? La gente del posto, che pur vivendo nella povertà è gentile e gioviale, ma soprattutto l’armonia che si respira in ogni angolo.

Noi decidiamo di visitare Luang Prabang e dintorni. Luang è davvero un’oasi di pace, una piccola cittadina ancora poco toccata dal turismo di massa e questo ti permette di immergerti appieno nell’atmosfera di questo posto.

La nostra guest house è molto accogliente. Si chiama Sita Norasingh Inn e si trova in un punto strategico per visitare le principali zone di interesse. Ad accoglierci al nostro arrivo c’è un grazioso signore laotiano che fa un gran sorriso e ci offre dei dolcetti locali, davvero gustosi. La nostra cameretta si trova al primo piano, è tutto costruito in legno e la pulizia è molto buona. Consigliato.

A Luang Prabang l’atmosfera è mistica e surreale. Nonostante ci sia parecchia gente in giro, aleggia un gran senso di quiete e tranquillità. Templi affascinanti, il lungo fiume con negozietti e ristorantini particolari, la via del mercato notturno, che brulica di persone intente a chiacchierare o a vendere qualcosa e i monaci vestiti delle loro caratteristiche tuniche color arancio acceso che camminano silenziosi.

La via del night market è magica, anche durante il tramonto. Si inizia a montare le bancarelle, carretti simpatici vendono frutta fresca e colorata e la gente passeggia godendosi le ultime ore di sole o fermandosi in qualche centro per farsi fare massaggi a prezzi strepitosi.

La sera è ancora più affascinante. Le bancarelle sono coloratissime e vendono ogni tipo di souvenir, quasi tutto fatto a mano, da borsette, portafogli, giocattoli, gioielli ma anche thè e caffè laotiani. Le venditrici sono per lo più donne giovani con i loro bimbi che girano attorno a loro o dormono per terra. Il loro sorriso trasmette una tenerezza che ti entra diritta nel cuore.
Da non dimenticare il super street food. Una miriade di odori speziati nell’aria non possono che catturarti e farti venire voglia di assaggiare i loro cibi tipici: dai noodles a carne, pesce e verdure cotte alla brace, riso fritto con anacardi e ananas.
Noi facciamo amicizia con una donnina simpatica che ci farà gustare dei piatti appetitosi (e piccantissimi), sedute ad un tavolino di plastica su un marciapiede, con probabilmente qualche topino nelle vicinanze. Ma siamo sopravvissute e questa vita selvaggia ci piace proprio.

Luang Prabang è piena di localini molto particolari e fantasiosi, ricchi di verde, di lucine colorate, di musica chill out e persone simpatiche. Durante una delle varie vasche per il night market, mentre proviamo del cocco fritto e bollente, conosciamo un gruppo di ragazzi che ci mostrerà uno dei locali più belli che io abbia mai visto: l’Utopia.
Arredato in modo etnico, immerso in una piccola giungla di piante tropicali, si affaccia sul fiume, con due palafitte in legno e bambù dove sdraiarsi su comodi cuscini giganti e colorati ed ammirare il paesaggio bevendosi una birra. E si mangia anche da Dio. Ultima chicca, yoga sulla palafitta durante il tramonto. Atmosfera da sogno, ricorda memorie hippie. Noi l’abbiamo provato a colazione, durante il tramonto e di sera. E ci ritornerei adesso, se potessi.

Da non perdere è la questua, un rito buddhista che si svolge all’alba, durante il quale i monaci, scalzi e con le loro tuniche colorate, camminano per le vie del paese e raccolgono il riso dai fedeli che li attendono inginocchiati lungo la strada. E’ davvero suggestivo, anche grazie alla presenza dei numerosi templi immersi nella foschia mattutina.

Ed ora Kuang Si Falls. Uno spettacolo della natura. Queste cascate fanno sicuramente parte della mia lista delle meraviglie del mondo.

La strada per arrivare a destinazione corre attraverso colline dai panorami incantevoli, che ne fanno un viaggio indimenticabile.
Il mezzo migliore per il tragitto, a mio avviso, è il tuk tuk, per poter godere della brezza leggera che scompiglia i capelli, per ammirare le mille sfumature di verde delle terrazze di riso, per sentire gli odori del cibo cucinato sulla strada o per ascoltare le musiche provenienti dai villaggi Hmong, dove festeggiano sempre qualche avvenimento. 

Immerse in una foresta di piante tropicali, si possono ammirare una serie di cascatelle, dove l’acqua che scende sembra liscia come l’olio e dove si formano delle piscine naturali, dove poter fare anche il bagno. L’acqua è fresca e si sta molto bene. Ci si può anche arrampicare sulle rocce e farsi bagnare dall’acqua impetuosa che scivola sulle rocce calcaree. Si può passeggiare tra gli alberi secolari e gli arbusti di ogni genere fino ad arrivare in cima alla cascata. E’ uno spettacolo, tant’è che me la sono pure tatuata. Sembra di essere in una favola. E’ bello anche solo rimanere appollaiati su un sasso a respirare l’aria pulita o sedersi su una panchina all’ombra e leggere un bel libro con il sottofondo dell’acqua che scorre.

Ogni giorno in questo fantastico Paese è un’emozione unica. Una delle esperienze migliori della mia vita posso dire che sia stato il trekking di cui sto per raccontare.

Incuranti del pericolo, io e la mia compagna di viaggio Debora, prenotiamo in un’agenzia locale quest’escursione chiamata “homestay” dove viaggeremo per due giorni e dormiremo una notte in un villaggio tipico laotiano in mezzo alla giungla. Staremo a contatto con i veri abitanti di questo affascinante Paese.

La nostra guida è un ragazzo simpatico e preparato di nome Hi. Dopo un’oretta di tragitto in auto, attraversiamo un fiume con una barchetta in legno e quando arriviamo all’altra riva inizia il nostro trekking in mezzo alla giungla.

Camminiamo per sei lunghe ore, tra piante e fiori di ogni genere, alcuni mai visti prima. Ci siamo solo noi, la natura, farfalle colorate di ogni tipo e il rumore incessante delle cicale che ci accompagna per tutta la scarpinata. Si sta davvero in pace con se stessi e non si pensa ad altro che godersi l’armonia del posto.

Durante il tragitto, passiamo per alcuni villaggi locali. Le case sono fatte di paglia e e bambù. Non esistono letti ma semplici teli stesi sul pavimento in legno. Non esistono bagni ma fontanelle e ci si lava con l’acqua piovana. Non c’è la corrente e la gente del posto, invece che usare in continuazione i cellulari, si dà da fare per costruire, pulire o creare. Lì la tecnologia non esiste. Le donne fanno il bucato nel fiume e stendono i panni all’aperto oppure pestano il riso e lo preparano per essere cucinato. I bambini studiano in una scuola senza porte e finestre o corrono per i prati a piedi nudi, sporchi di terra ma felici. Sorridono, ridono e si divertono anche solo con un bastoncino di legno, con delle pietruzze o facendo rotolare la ruota di una bici scassata. Famiglie di cagnolini, galline, maialini scorrazzano tra una casa e l’altra.

A metà strada, pranziamo in un villaggetto di circa venti abitanti più maialini e cagnolini annessi. Ci sediamo sotto un gazebo di legno e mangiamo carne, riso e alghe racchiuse in una foglia di eucalipto. Hi ci racconta la storia di queste famiglie mentre loro sono sedute a distanza e ci guardano in modo stupito. Probabilmente è tanto temo che non vedono altre persone, per di più straniere.

Quando arriviamo al villaggio che ci ospiterà per la notte, stanche e sudate dalla camminata siamo accolte dagli abitanti in modo davvero cordiale. Stanno festeggiando degli amici tornati dal servizio militare. Ascoltano musica, cantano, ridono bevendo birra e mangiando dolcetti. Non ci mettono neanche un secondo ad invitarci al tavolo con loro e ad offrirci tutto ciò che possono. Stiamo un po’ lì e scherziamo con loro. C’è un’atmosfera gioviale e serena.

Dormiamo in una piccola palafitta con il pavimento in bambù, nei nostri sacchi a pelo. Mangiamo con la nostra allegra guida Hi frittata, verdure e riso. Giochiamo con i bambini nella piazzetta e gli insegnamo alcune canzoni e a fare il “giro giro tondo”. Sono davvero felici e non ci mollano più. Da tre diventano sei, dieci, venti e ci rincorriamo tutti insieme mentre si fa notte. Ammiriamo un cielo stellato che non ha eguali e finalmente vedo una stella cadente. Lì ne ho viste migliaia in realtà. Non so chi sia più felice tra i bambini che hanno imparato un nuovo gioco e me che mi godo questo spettacolo di esperienza.

Per non farci mancare nulla, sulla strada del ritorno ci fermiamo in una riserva di elefanti. Decidiamo di fare il bagno con loro. Li conosciamo, gli diamo un po’ da mangiare e poi gli saltiamo in groppa e ci dirigiamo verso il fiume. Non siamo sedute su sgabelli o altro ma siamo proprio sopra la loro pelle, morbida ma con dei peli che fanno concorrenza alle spazzole che usiamo noi per lavare il bucato. Ci divertiamo davvero tanto: li laviamo, li coccoliamo, facciamo il bagno insieme e loro ci regalano spruzzi di acqua e gioia dalla loro proboscide. Un’esperienza sensazionale.

Questo Laos ci ha regalato emozioni stupende. Non so se troverò in altri luoghi la pace e la serenità che ho trovato qui.

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