Madagascar

“Immaginate un luogo in cui il cielo non vi sovrasta, vi attraversa; l’aria non si respira, si assapora, il tempo scorre, non corre ed il sistema nervoso si sistema, non s’innervosisce.
Un luogo dove la gente non t’incrocia, ti saluta, dove tutto è vero, anche le cose spiacevoli, perché tutto è vita. Il mal d’Africa è uno stato dell’anima, prima ancora che uno stato mentale.”

 

Il Madagascar è una terra piena di contrasti, contraddizioni, colori e magia, è Africa.

 

E’ un luogo dove si incontrano e si scontrano spiagge da sogno, della meravigliosa Nosy Iranja, un luogo quasi fuori dal tempo e dallo spazio, in cui mare e cielo si fondono in un unico colore spezzato solo dall’accecante bianco della spiaggia dove passeggiare sentendosi quasi dei privilegiati, per aver potuto assaporare una così incantevole meraviglia della natura. 

Foreste lussureggianti piene di alberi dagli enormi frutti appesi, dove incontrare un boa altrettanto imponente non è frutto della selezione di un canale geografico in tv, ma la realtà di una biodiversità che sembra quasi impossibile poter vedere così da vicino.

Un luogo dove ci si puo’ incantare a guardare un camaleonte verde smeraldo arrampicarsi su un albero con la sua olimpica indifferenza e stupire per l’intraprendenza dei lemuri che non desiderano altro che scalare la nostra schiena per approfittare di qualche banana offerta. 

Un luogo dove un tramonto non è la semplice espressione del giorno che termina, ma piuttosto il quadro di un pittore che ogni sera ricolora la sua tela con prospettive e sfumature diverse, per il suo pubblico.

Ma il Madagascar è anche polvere, fango, case precarie e povertà, bambini che giocano con una ruota arrugginita in mezzo ad una strada sterrata e cani che un padrone lo possono solo desiderare, mentre cercano di assicurarsi l’unico pasto della giornata dalle mani di qualche generoso turista. 

Eppure scrutando gli occhi dei bambini e i sorrisi della gente, in un angolo della mente, una volta rientrati a casa, viene quasi da chiedersi se il nostro concetto di povertà sia realmente vero e concreto, e chi tra noi e loro sia davvero ricco.

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